PHILOSOPHY
Creo moto esclusive, con un anima. Loggetto che uscirà dal mio box sarà stato trasformato e personalizzato con amore e dedizione, coccolato e curato nei minimi particolari valorizzando ogni singola caratteristica. Un lavoro di progettazione, design, restauro e tanto, tanto cuore.

LA MIA BREVE STORIA
Lo faccio da quando avevo sei anni. In altre parole, ho sempre costruito moto.
• Prima: da bimbo…biondo, capelli lunghi, arruffati, mai fermo, ginocchia sbucciate… cavalcavo un piccolo bolide, sfrecciavo su quel numero 8 realizzando il mio sogno. Giravo, giravo, giravo. A volte vincevo. Anzi, vincevo sempre, perchè a me bastava afferrare quella piccola manopola e dare gas col pugnetto. Quando avevo sei anni la mia moto di era la più bella e la più veloce del mondo.
• Poi: ci mettevo le mani con il bisogno adolescenziale di essere sempre al centro dell’attenzione. Tornavo dagli allenamenti di calcio e (finalmente) entravo in garage. A dirla tutta non ci ero mai uscito: col pallone tra i piedi, infatti, tenevo tra le mani una chiave e negli occhi il pistone che grippava. Alle ragazze piaceva venire in moto con me. Meno quando ci andavo in kilt. Ridicole follie da ragazzi con una due-ruote.
• Ora: …ora la mia prima moto è diventata la prima moto di mio figlio. Ha sei anni. L’ho dipinta di verde e l’ho rifinita d’argento. Tutto con le mie mani. Anche il rivestimento del manubrio: l’ho imbottito di pelle come si usava anni fa. L’ho rimessa a nuovo pezzo per pezzo: l’ho fatta rivivere. Il numero 8 è sempre là davanti. Questa estate ci salirà in sella per la prima volta. Saremo due bambini felici.
Insomma… faccio moto su misura. Sono una sorta di sarto delle due ruote. Un bel gioco di parole, si, ma è la verità. Prendo stracci e li trasformo in abiti da sera. Lo ammetto: non è sempre andata così. Col tempo è cambiato lo spirito del mio smontare, controllare, pulire, sistemare e rimontare. E c’è stato un momento nel quale mi sono vergognato. In garage avevo tre BMW. Fuori gli operai dell’azienda vicino a casa mia entravano e uscivano dalla cassa integrazione. Le ho vendute. Da quell’istante è nata la mia consapevolezza: ci sono in giro motociclette strepitose, ma sono coperte da uno strato di vecchiaia e di abbandono. Da due anni, quelle moto, sono diventate gli stracci con i quali realizzo gli abiti da sera: trovo questi ferrivecchi e li coccolo fino a farne moto su misura. Come ho fatto con la numero 8